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Mare: i rifiuti hanno toccato il fondo
I risultati della campagna di pulizia dei fondali marini

Quasi 204.000 kg di rifiuti, 400 imbarcazioni, 700 pescatori e 600 subacquei. Sono questi i numeri di "In fondo al mar", la campagna realizzata da Legambiente e Lega Pesca e promossa dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio per ripulire i fondali di venti aree marine protette. Tre anni di lavoro in cui pescatori e subacquei hanno riportato in superficie uno sconcertante bottino composto da batterie esauste, copertoni, lavatrici, frigoriferi, scaldabagno, cucine a gas, reti, materassi, motorini, biciclette, bombole del gas, lamiere, fusti per l’olio, tubi per ponteggi, bidoni per i rifiuti, pezzi di barche, sanitari, bottiglie di plastica e vetro, bicchieri e teloni di plastica, cordame e reti.

Un campionario degno di un robivecchi, che purtroppo dimostra come sia ancora diffusissima la pessima abitudine di usare il mare come una discarica sommersa. Un mal costume che mette in serio pericolo la sopravvivenza degli ecosistemi marini, con i fondali che vengono letteralmente ricoperti da uno strato di rifiuti, di materiali degradabili solo in tempi molto lunghi e talvolta anche in migliaia di anni.

"Oltre al recupero dal degrado di tratti di costa di grande valore del nostro Paese - ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente - uno dei traguardi più importanti di "In fondo al mar" è stato quello di veder lavorare per la prima volta insieme, uniti da uno stesso obiettivo, due mondi fino ad oggi spesso contrapposti e antagonisti, quello degli ambientalisti e quello dei pescatori. Un mare più pulito, tutelato e vitale è certamente un obiettivo degli ambientalisti, ma questo vale anche per i pescatori che di mare vivono. Il frutto del lavoro svolto insieme in questi anni da Legambiente e Lega Pesca è stato quello di diffondere una cultura nuova e diversa che vede il mare non come risorsa da sfruttare indiscriminatamente, ma come bene prezioso da curare e difendere. Dall’inquinamento, da un’eccessiva pressione delle attività umane, dall’illegalità, dal cemento e da tutte quelle minacce che quotidianamente mettono in crisi una delle risorse più preziose del nostro Paese".

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