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Petroliere, a rischio metà flotta Ue
45 petroliere Ue su 100 nel 1999 avevano più di 20 anni

"Colpevolmente tardiva la decisione di anticipare, solo ora, la messa al bando delle carrette del mare. E poi, sarà vero?".

Se lo chiede Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente, alla notizia che l’Unione Europea ha chiesto agli stati membri di accelerare la messa al bando delle petroliere a scafo singolo.

"Come al solito il disastro scatena entusiastiche rincorse ai rimedi, ma troppo spesso non se ne fa niente. Staremo a vedere".

La messa al sicuro dei porti dell’Unione Europa rappresenta un passo importante visto che il traffico di prodotti petroliferi dell’UE (Rotterdam, Marsiglia, L’Aia, Trieste e Wilhelmshaven sono i più importanti porti petroliferi) è il più importante del mondo con importazioni di greggio intorno al 27 percento degli scambi complessivi mondiali, contro il 25 percento degli USA. Quasi il 90 percento dell’insieme del traffico comunitario è effettuato via mare, mentre il resto è affidato a trasporti terrestri e per vie navigabili interne o convogliato lungo gli oleodotti. Sono 800 milioni le tonnellate di petrolio che ogni anno sono trasportate verso porti comunitari o provengono da questi: circa il 70 percento del traffico mediante navi cisterna nell’UE parte dalle coste atlantiche e da quelle del Mare del Nord e il restante 30 percento interessa il Mediterraneo e quindi il nostro Paese.

"Lo stato della flotta europea - ha dichiarato Venneri - è drammaticamente preoccupante: nel 1999 oltre il 45 percento delle navi della flotta petroliera immatricolata nell’UE aveva un’età superiore ai 20 anni. E visto che esiste una correlazione diretta tra età e incidenti navali (60 navi delle 77 petroliere andate perse tra il 1992 e il 1999 avevano appunto più di 20 anni) questo significa che quasi la metà della flotta europea è a rischio".

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