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Marghera va ripensato radicalmente
Necessaria bonifica dei siti e applicazione Seveso bis

"Porto Marghera è una bomba ad orologeria. Industrie a rischio di incidente rilevante, rifiuti tossici, fanghi contaminati: tutto pronto a saltare per un inconveniente. Un piccolo incendio, a Marghera, innesca una situazione da allarme rosso. Un’inondazione può diffondere sostanze altamente tossiche e contaminare il territorio. Un’esplosione innescherebbe un effetto domino tale che non tarderebbe ad arrivare al centro abitato di Marghera e anche a Venezia. Quante volte ancora dovremo ricordarlo?".

Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente, ha così commentato l’incidente del 28 Novembre a Porto Marghera.

"Non possiamo fare affidamento sulla buona sorte. Abbiamo a che fare con un ecosistema ormai profondamente danneggiato e sempre più precario. Porto Marghera va ripensato radicalmente. Bisogna dismettere o delocalizzare i cicli produttivi obsoleti e più pericolosi (come il TDI, coinvolto nell’incidente, l’MDI e il PVC) e attuare seriamente le prescrizioni della Seveso bis sulla sicurezza delle industrie a rischio. Siamo certi che i piani di emergenza siano davvero capaci di mettere in sicurezza la popolazione? E poi, altro tasto dolente, c’è la bonifica dell’area. Che ne è stato dell’Accordo di Programma sulla chimica a Porto Marghera del 98? Dalla firma sono passati più di tre anni, ma in pratica nulla è stato fatto. E dire che un’indagine, sulla base di fotografie da satellite, ha consentito di individuare nella Provincia di Venezia circa 200 discariche abusive, alcune delle quali di grandi dimensioni e con rifiuti industriali. Nessuna però bonificata".

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