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Smog: un piano senza portafoglio
Insufficienti le misure previste dal piano Matteoli

"Nemmeno una lira per metropolitane sotterranee o di superficie. Nemmeno un soldo per piste ciclabili o per creare percorsi protetti per i mezzi pubblici. Nemmeno una parola sulla necessità di coinvolgere le Ferrovie in interventi straordinari per la mobilità urbana su rotaia. È insomma un piano senza portafoglio quello presentato dal Ministro Matteoli. Dopo più di due settimane di arie irrespirabile e di emergenza ci saremmo aspettati più stanziamenti economici e obblighi per gli Enti Locali che non abbattono lo smog".

Così Roberto Delle Seta, portavoce nazionale di Legambiente, ha commentato i risultati dell’incontro tra il Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli e i rappresentanti delle Regioni per individuare risposte all’emergenza smog.

"Balza agli occhi - ha dichiarato Della Seta - la sproporzione tra quelle che, a conti fatti, appaiono davvero priorità per il Governo e l’attenzione che si presta alla salute dei cittadini e agli ingorghi quotidiani. Mi spiego meglio: per 250 opere, soprattutto strade e autostrade, il Governo ha impegnato qualcosa come 243.000 miliardi di lire. Per la mobilità urbana si parla oggi di investimenti che in diversi anni si aggirano intorno ai 100 miliardi di lire, che si uniscono alle briciole destinate dalla finanziaria alle metropolitane cittadine: appena 75 miliardi. Il compito del Ministro dell’Ambiente e degli altri Ministri, a nostro giudizio, è quello di vincolare le risorse economiche dello Stato al potenziamento del trasporto pubblico, alla viabilità urbana, alla riprogettazione degli spazi cittadini per evitare nuovi allarmi rossi. Da questo punto di vista la risposta è assolutamente insufficiente".

Venendo invece all’esame delle singole proposte, va riconosciuto, se non altro, uno sforzo teso a trovare soluzione praticabili. Sul telelavoro, sul car-sharing, sugli orari delle città, sul controllo rigido dei parcheggi sono state recepite le di Legambiente. È sopravvalutato al contrario il contributo positivo che potrà dare la metanizzazione di 300.000 autoveicoli (in quattro anni andrà a gas, se tutto va bene, l’1% del parco auto nazionale). Altre cose sono invece già obblighi di legge e semmai si tratterà di essere più decisi nel far rispettare le nostre normative: è il caso dei mobility manager, del nulla osta edilizio condizionato alla realizzazione di parcheggi, degli impianti di riscaldamento. Affidarsi però esclusivamente a queste sette mosse non vuol dire perdere la guerra contro lo smog, ma nemmeno combatterla.

"E qui entrano in ballo i Sindaci - ha aggiunto Della Seta - se l’azione del Governo è senza soldi, quella dei primi cittadini finora è stata assolutamente inefficace. Sta a loro intervenire sulle isole pedonali, sulle zone a traffico limitato, sul parcheggio selvaggio, sulle corsie preferenziali, sugli orari della città, sulle piste ciclabili. In una parola sono loro che devono garantire aria più pulita, strade dove il traffico privato lasci spazio al trasporto pubblico. Se da questa incredibile emergenza non trarranno nessun insegnamento è chiaro che acranno tradito il loro mandato e le aspettative dei cittadini".

Un’ultima considerazione è riservata alla Regioni. L’Italia ancora non ha recepito la direttiva europea sulle polveri sottili e sugli altri inquinanti. Più volte Legambiente ha sottolineato come l’emergenza Pm10 non interessi solo Milano. I Governatori dunque non devono continuare a nascondere le polveri sotto il tappeto, prendano esempio dalla Lombardia e adottino al più presto un sistema di controlli e contromisure per evitare che i cittadini per giorni e giorni siano esposti a concentrazioni d’inquinamento superiori alla soglia di tollerabilità sanitaria.

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