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Alluvioni, la colpa non
è della pioggia "Dieci volte in dieci anni il Bisagno s’è gonfiato allagando Genova. La colpa non è della pioggia, ma delle colate di cemento che hanno costretto i fiumi dentro alvei sottodimensionati e innaturali". "Ce lo mostra puntualmente - ha spiegato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente - una stampa del diciottesimo secolo che riproduce il Bisagno col ponte di S. Agata (crollato nell’alluvione del 1970). Allora il ponte copriva la larghezza del torrente con ben 14 archi di sostegno. Prima del crollo dell’autunno ’70 il torrente si era ridotto ad una larghezza di soli 4 archi. Ad allagare Genova, come gran parte del Paese, non sono il maltempo e i torrenti, Bisagno o Seveso che siano, ma l’idiozia di chi ha soffocato i corsi d’acqua col cemento". Il torrente Bisagno ha riportato Genova sott’acqua come nel Novembre dell’89. O come nel Settembre del 91, o quello del 92 e del 93. Così come pure nell’estate e nell’autunno del 94, nel Novembre del 97, nel Marzo, nell’Agosto e nel Settembre 99 e nel Novembre del 2000. Anzi, stando agli studi dell’Università di Genova, condotti anche sugli archivi storici, il numero delle inondazioni in Liguria è cresciuto esponenzialmente. La colpa non può dunque essere di precipitazioni straordinarie. Stesso discorso per il Lambro, l’Olona e il Seveso che ripetutamente, con una frequenza e una costanza impressionanti, hanno rotto gli argini nel Settembre del 93, nel Giugno, nel Luglio, nell’Ottobre e nel Novembre del 96, nell’Ottobre e nel Novembre del 2000 e nel Settembre del 2002. "E poi - ha aggiunto Realacci - i soldi vengono usati in modo assurdo: si preferisce spendere 8 miliardi all’anno per rimediare i danni di quei disastri che invece potrebbero essere evitati con una manutenzione accurata del territorio". Nell’ultimo decennio l’Italia, in cui la metà dei Comuni è stata dichiarata a rischio idrogeologico, è stata funestata da quasi 12.000 frane e oltre 1.000 piene. Soltanto nell’ultimo decennio si sono verificati 6 eventi disastrosi, con un bilancio di 284 vittime. Eppure soldi ne sono stati spesi e non pochi: si tratta di 1689 miliardi solo nel 2000-2001. Tutti soldi usati per le ricostruzioni e per mettere in azione la macchina dei soccorsi. "In altre parole - ha concluso Realacci - finanziamenti
che non comportano un miglioramento della situazione per il medio e lungo
periodo, ma semplicemente tamponano i danni per ricostruire ciò
che, al temporale successivo, sarà un’altra volta distrutto. Se
solo una parte di questi soldi fosse stata impiegata in modo preventivo
per la manutenzione ordinaria del territorio e per opere di difesa idraulica
compatibili con l’ambiente (risagomatura degli argini, creazione di golene
allagabili, casse di espasione), avremmo già ridotto i rischi e
le tragedie, con un risparmio enorme anche in termini economici". |
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