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A Porto Alegre pensando
a Johannesburg Esiste un crudele legame a doppio filo che vincola i mutamenti climatici al sottosviluppo. Gli effetti dell’aumento dell’effetto serra rendono poveri sempre i più poveri e al tempo stesso il sottosviluppo amplifica ed aggrava molti dei problemi ambientali. Il dibattito sulla globalizzazione ha avuto il grande merito di accendere i riflettori sui fenomeni mondiali legati all’inquinamento, che sono il frutto di modelli di sviluppo, di produzione e di consumo dei Paesi ricchi e poi esportati nel resto del mondo. Ma sono i Paesi poveri a pagare i prezzi più alti e la loro possibilità di uscire dalla povertà è in buona parte affidata alle scelte del mondo industrializzato. Con questi obiettivi una delegazione di Legambiente sarà presente al summit di Porto Alegre con una serie di proposte e di interventi per portare le ragioni dell’ambiente tra i principali contenuti del Social Forum. "La rilevanza che sta avendo quest’anno l’appuntamento di Porto Alegre - ha dichiarato Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente - è un segnale importante. Dopo Genova e l’11 Settembre, nel sentire comune sta cominciando a farsi strada la sensazione che la direzione fin qui seguita non è quella giusta e molto bisogna fare per cambiare la logica che vuole elevare il profitto e il mercato a criteri principali di governo del mondo. È importante che l’attenzione sia puntata per alcuni giorni proprio su un Paese del sud del mondo e che le istanze per un mondo diverso e migliore provengano proprio da quei Paesi più poveri che saranno presenti nelle giornate di Porto Alegre. Legambiente, che anche quest’anno sarà in Brasile, porterà il suo contributo all’interno del movimento per le questioni ambientali e per fissare delle proposte e degli interventi per combattere il circolo vizioso tra mutamenti climatici e sottosviluppo. L’appuntamento di Porto Alegre, inoltre, per gli ambientalisti sarà anche una tappa in vista del vertice di Johannesburg". Per Legambiente i Paesi ricchi, responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni dannose per il clima, devono fare un passo decisivo per ridurre i consumi di petrolio e di fonti energetiche fossili (la fonte di gran lunga principale di emissioni di gas serra), sviluppare tecnologie per produrre elettricità e calore con l’energia solare, eolica, con le biomasse e mettere a disposizione dei Paesi più poveri le conoscenze necessarie per uno sviluppo davvero sostenibile. Anche l’Italia, uno dei Paesi che contribuiscono di più alle
emissioni di gas serra, deve fare molto per ridurre la sua dipendenza dal
petrolio. La proposta di Legambiente è che il nostro Paese dia una
segnale forte e fissi un obiettivo del 10% entro il 2006, del 25% entro
il 2010, del 50% entro il 2020 e modificare radicalmente il nostro modello
energetico. Le proposte vanno dalla diffusione della cogenerazione (impianti
che producono elettricità e calore, abbattendo gli sprechi), alla
diffusione di impianti alimentati da energie rinnovabili. Dagli incentivi
alla rottamazione di elettrodomestici e lampade a bassa efficienza a quelli
per la ristrutturazione degli edifici orientata a migliorare il rendimento
energetico. Dal potenziamento del trasposto su ferrovia e via mare dei
passeggeri e delle merci a quello dei trasporti pubblici nelle aree urbane. |
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