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Val d'Agri: bloccare le autorizzazioni
L'attività petrolifera causa danni ambientali ed economici

"L’apertura di un filone Eni-Agip all’interno dell’inchiestta sulle mazzette Inail in Val d’Agri testimonia che avevano un reale fondamento tutte le nostre perplessità, non solo ambientali, ma anche economiche, sulle attività petrolifere in Val d’Agri. Gli sviluppi delle indagini rendono urgente, a nostro giudizio, il blocco immediato di nuove autorizzazioni per pozzi petroliferi e un nuovo ragionamento sulla reale necessità di trasformare una straordinaria area naturale in un Texas alla vaccinara in odore di tangentopoli. Al danno ambientale, insomma, si aggiunge oggi il malaffare".

Fabio Renzi, responsabile territorio e aree protette di Legambiente, ha così commentato i 17 nuovi arresti avvenuti nell’ambito dell’inchiesta potentina sulle tangenti, estesa ora anche alla realizzazione dell’oleodotto che collega la Val d’Agri a Taranto.

"Abbiamo sempre sostenuto - ha aggiunto Renzi - che all’incompatibilità ambientale dei pozzi petroliferi in Val d’Agri si aggiungesse anche l’aggravante di una diseconomicità dell’intervento. Ogni anno ad esempio le royalties che l’Eni dovrebbe pagare a Stato, Regione Basilicata e Puglia e Comuni, si aggirano intorno ad un totale di 22,5 milioni di euro. L’agricoltura della sola Val d’Agri invece fattura oltre 26 milioni l’anno e ad altri 26 milioni annui ammonta il giro d’affari del turismo lucano. Per non parlare dei numeri dell’occupazione: l’attività petrolifera impiega circa 90 persone a tempo indeterminato e 900 a breve scadenza, a fronte dei 1700 addetti a tempo pieno all’agricoltura e dei 3000 occupati nel turismo. La necessità, dunque, sarebbe quella di perimetrare subito il Parco nazionale piuttosto che proseguire con le estrazioni. In più è ora evidente che la scoperta della Procura di Potenza di tangenti relative anche all’attività petrolifera di Eni-Agip apre profondi e inquietanti interrogativi su tutta la vicenda di questo presunto Texas lucano".

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