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Rifiuti: 18 arresti all'Enichem di Priolo
Legambiente si costituirà parte civile nel processo

"Le indagini compiute dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Siracusa svelano uno scenario inquietante: siamo di fronte ad un grave attentato alla salute e all’ambiente. I vertici di un’azienda ancora in mano allo Stato avrebbero, secondo gli inquirenti, di fatto scaricato sulla collettività i costi di smaltimento di rifiuti pericolosi e della bonifica dei siti che quei rifiuti sono andati a contaminare, senza curarsi delle pesanti conseguenze sanitarie. Legambiente si costituirà parte civile nel processo".

Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, ha così commentato la notizia dell’arresto di 18 dirigenti dell’Enichem di Priolo.

"Il fatto è ancor più preoccupante se pensiamo che c’è un precedente che ha coinvolto lo stabilimento chimico di Pertusola di Crotone, del gruppo Eni: in questo caso vennero smaltite illecitamente 30.000 tonnellate di rifiuti pericolosi che sarebbero stati interrati nell’area di Cassano allo Ionio e nella Piana di Sibari, oppure utilizzati per la pavimentazione di strate rurali".

Che l’area industriale di Priolo, Augusta e Melilli sia gravemente contaminata lo dimostrano anche gli allarmanti dati sanitari: nel recente studio sulla mortalità negli anni 1990-94 l’organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ritrovato, tra la popolazione residente nel raggio di 39 chilometri dall’area, eccessi di mortalità pari al 10 percento in più rispetto alla media regionale tra gli uomini per tutte le cause tumorali. L’andamento nel tempo (dal 1980 al 1994) mette in evidenza inoltre un aumento degli eccessi rispetto alla media nazionale, sia per la mortalità generale che per alcune patologie, come tutti i tumori, e il tumore polmonare in particolare.

"Alla luce degli arresti - ha concluso Ferrante - è sempre più evidente l’importanza di aver introdotto nel decreto Ronchi, così come Legambiente chiedeva da anni, l’articolo sul delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. La possibilità delle forze dell’ordine di servirsi di più potenti strumenti investigativi e la previsione di pene più severe per gli ecomafiosi o per gli ecofurbi che aggirano le norme vigenti rendono la lotta ai crimini ambientali notevolmente più efficace. Ci auguriamo allora che la gravità dei crimini e insieme i successi raggiunti grazie a questi nuovi strumenti giudiziari inducano le forze politiche italiane a completare al più presto la riforma per l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale. Lo impone d’altra parte anche la decisione quadro del Consiglio d’Europa dell’Ottobre scorso che obbliga gli Stati membri a prevedere sanzioni penali contro chi inquina".

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