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Ogm in campo aperto: nessuna garanzia
Durante i controlli del 2001 irregolare un sito su cinque

"Non c’è alcun motivo per volere pomodori ogm made in Italy, né dunque per emanare una normativa provvisoria sulle sperimentazioni in campo aperto".

È la secca replica di Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, alle dichiarazioni del Ministro Letta sulla prossima emissione di un decreto sull’argomento.

"In Italia come in Europa - ha aggiunto - vale la moratoria sugli ogm. Inoltre le passate esperienze sulla sperimentazione in campo aperto hanno dimostrato evidenti pericoli e incertezze: dai controlli eseguiti nel 2001 dall’Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale e dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, un quinto dei siti privati nei quali erano sperimentate colture ogm in campo aperto (26 in tutto, pari a un decimo dei 289 registrati in Italia dal 1992 al 2001) non ha rispettato le regole di sicurezza più elementari, come informare il personale che lavora a contatto con organismi geneticamente modificati o rispettare le indicazioni della sperimentazione".

L’elenco delle irregolarità è lungo: non sempre sono state rispettate le distanze minime da altri campi coltivati con specie compatibili; il materiale organico di scarto non sempre è stato opportunamente distrutto, né sono stati fatti i controlli del campo nei due anni successivi alla sperimentazione; troppo spesso è mancata ogni forma di documentazione utile ai controlli; troppo spesso non è stato possibile identificare la provenienza delle sementi destinate alla sperimentazione e altrettanto spesso i siti di sperimentazione non venivano adeguatamente segnalati.

"Non c’è nessuna pregiudiziale - ha concluso Ferrante - ma trasformare terreni agricoli in laboratori senza opportune garanzie è una potenziale porta di ingresso alle contaminazioni, contro le quali lo stesso Alemanno si è sempre pronunciato con forza".

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