|
Mare, far pagare i danni
a chi inquina "Firmare subito la convenzione internazionale bunker oil per inchiodare alle loro pesanti responsabilità gli armatori che mandano le loro carrette ad avvelenare i nostri mari. Con una frequenza sempre crescente assistiamo ad affondamenti come quello al largo di Gibilterra, o incagliamenti, come per la nave cisterna sul Rio delle Amazzoni. È inammissibile che i colpevoli non paghino una lira per questi disastri". Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente, ha fatto appello all’Unione Europea e a tutti gli Stati membri per un’adesione rapida alla convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni derivanti dall’inquinamento determinato dal carburante delle navi. "La convenzione, garantendo un risarcimento congruo, tempestivo ed efficace a chiunque subisca danni causati dal versamento di petrolio trasportato come carburante dalle navi, costituisce anche un forte dissuasore alla circolazione delle carrette dei mari". Questo è uno dei passi per la messa in sicurezza dei porti europei, ma non basta: il traffico di prodotti petroliferi per l’Ue (Rotterdam, L’Aia, Trieste e Wilhelmshaven sono i maggiori porti petroliferi) è il più importante del mondo, con importazioni di greggio intorno al 27 percendo degli scambi complessivi mondiali, contro il 25 percento degli USA. Quasi il 90 percento del traffico comunitario è effettuato via mare, mentre il resto è affidato a trasporti terrestri, per vie navigabili interne o convogliato lungo gli oleodotti. Ogni anno passano per i porti comunitari 800 milioni di tonnellate di greggio: circa il 70 percento sulle coste atlantiche e del Mare del Nord e il restante 30 percento nel Mediterraneo e quindi anche nel nostro Paese. |
|
|
|
© 2003 Legambiente Maquis |
||