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Rifiuti pericolosi, un'emergenza nazionale
Introdurre al più presto reati ambientali nel codice penale

"Nessuna regione d’Italia, nemmeno la Sardegna, è ormai immune al fenomeno della "mondezza connection". Il monitoraggio sulle regioni considerate "calde" da questo tipo di traffici fa sì che i trafficanti si spostino su rotte non tradizionali allargando le frontiere dell’illegalità".

Così Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, ha commentato la notizia della scoperta di una discarica abusiva di rifiuti tossici nel sassarese.

Ma a preoccupare di più sono i dati dei rifiuti speciali prodotti e gestiti in Italia. Legambiente ha calcolato (su dati Apat e Osservatorio Nazionale Rifiuti) che nel 1999 sono stati 72,5 milioni di tonnellate, mentre la quantità di rifiuti speciali gestiti nel 1999 nel nostro Paese è stata di 61,3 milioni di tonnellate. Facendo la differenza il conto è presto fatto: nel 1999 11,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, sono scomparse nel nulla. Insomma, l’Italia ha visto sorgere nel 1999 una nuova montagna di rifiuti con base di tre ettari e alta 1.120 metri.

"La possibilità delle forze dell’ordine - ha concluso Fontana - di servirsi di più potenti strumenti investigativi e la previsione di pene più severe per gli ecomafiosi, o per gli ecofurbi che aggirano le norme vigenti, rendono la lotta ai crimini ambientali notevolmente più efficace. Ci auguriamo allora che la gravità dei crimini e insieme i successi raggiunti grazie a questi nuovi strumenti giudiziari inducano le forze politiche italiane a completare al più presto la riforma per l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale. Lo impone d’altra parte anche la decisione quadro del Consiglio d’Europa dell’Ottobre scorso e la proposta di direttiva europea ancora in discussione che obbligano gli stati membri a prevedere sanzioni penali contro chi inquina".

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