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Convenzione delle Alpi:
battuta d'arresto È amaro il commento di Legambiente rispetto al magro risultato della Conferenza delle Alpi svoltasi a Garmisch-Partenkirchen, in Germania. L’Italia, rappresentata dal sottosegretario Tortoli (gli altri 7 Paesi erano presenti con i Ministri dell’Ambiente), ha incassato l’opposizione dei Paesi confinanti alla propria candidatura per il posto di Segretario Generale della Convenzione delle Alpi ed ha risposto con il veto al candidato alternativo proposto dall’Austria e sostenuto da Germania, Francia, Svizzera, Liechtenstein e Principato di Monaco. Risultato: un nulla di fatto e uno scontro destinato a lasciare il segno nel difficile processo di costruzione di uno spazio regionale di cooperazione per le montagne e le valli alpine. "Un vero peccato - ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - che il nostro Paese sia stato costretto a presentarsi ad un simile appuntamento senza che il nostro Parlamento avesse approvato la legge di ratifica dei Protocolli della Convenzione delle Alpi e quindi con una credibilità inesistente rispetto ai nostri vicini di Austria, Germania, Liechtenstein e Slovenia, dove questi provvedimenti di tutela già da un anno sono leggi e programmi di sviluppo territoriale: purtroppo le politiche italiane per le aree montane in Italia continuano ad essere un puro esercizio retorico ed anche gli Stati confinanti se ne sono accorti. Un peccato ancor più grave poiché l’Italia avrebbe potuto vedere riconosciuto per un proprio validissimo rappresentante, qual è Marco Onida, il prestigioso ruolo di Segretario Generale della Convenzione Alpina". La maggior delusione, per Ferrante, è legata però alla decisione, assunta dai Ministri alpini, di non dotare la Convenzione delle Alpi di uno specifico protocollo sul tema della popolazione e cultura. "È assurdo pensare che un percorso di tutela e valorizzazione
dello spazio alpino non proceda a partire dal coinvolgimento delle popolazioni
locali e dalla comprensione dei problemi che riguardano i servizi e la
qualità della vita specialmente nei più piccoli comuni dei
versanti montani e delle valli laterali. È anche doloroso accettare
il fatto che una simile rinuncia sia il risultato di un gruppo di lavoro
riunitosi per oltre due anni, evidentemente in modo infruttuoso, sotto
la responsabilità italiana". |
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