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Chimica: allarme diossina
a Mantova I terreni intorno al polo chimico di Mantova sono contaminati da diossina e PCB. È questo l’esito sconcertante dei campionamenti che Legambiente ha fatto analizzare al Consorzio Interuniversitario Nazionale "La chimica per l’ambiente" di Marghera. Sconcertante perché, dopo il caso "nazionale" dell’altissima incidenza dei sarcomi nella popolazione, nessuno aveva mai imposto ai proprietari dello stabilimento (Montedison e poi Enichem) di effettuare analisi nei terreni attorno. Eppure c’è una legge che lo impone, ma che nessuno ha fatto rispettare. "Stanchi di attendere che si muovessero le autorità - ha dichiarato Paolo Rabitti, di Legambiente Mantova e promotore dell’iniziativa dei prelievi autogestiti - abbiamo deciso di farle noi. Sappiamo che non si tratta di analisi ufficiali, ma speriamo che servano finalmente a muovere gli enti e le aziende che devono intervenire". I risultati parlano chiaro. Due i campioni prelevati e analizzati, entrambi nel quartiere Frassino dove si erano verificati alcuni casi di sarcoma. Sono stati rinvenuti in un caso 7,57 nanogrammi per chilo di diossina, 7,175 nanogrammi per chilo di PCB dioxinlike (rispetto a un limite di legge fissato in 10 nanogrammi per chilo) e 0,176 milligrammi per chilo di PCB (PoliCloroBifenili, con un limite di 0,001 milligrammi per chilo), tutte sostanze cancerogene. Leggermente inferiori i valori nel secondo caso: 2,25 nanogrammi per chilo di diossina, 6,67 nanogrammi per chilo di PCB dioxinlike e 0,123 milligrammi per chilo di PCB. "Queste aree sono densamente popolate - ha spiegato Edoardo Bai, medico del lavoro e membro del Comitato Scientifico di Legambiente - e se fosse confermata la presenza di diossina o composti analoghi nel terreno, i cittadini verrebbero messi in serio pericolo perché la diossina è in grado di aumentare la frequenza di tumori molto più comuni dei sarcomi, per esempio i tumori polmonari e quelli epatici". Legambiente a Mantova non è nuova ad iniziative di denuncia dell’inquinamento da parte del polo chimico. Nel 1998 fece clamore la scoperta di Gloria Costani, medico del lavoro e presidente del circolo Legambiente, di un’altissima incidenza dei sarcomi, tumori delle parti molli, tra i suoi pazienti: ben 5 volte superiore alla media della popolazione della Lombardia. La sua ricerca venne presa molto sul serio dalle autorità e venne avviata un’indagine dall’Istituto Superiore di Sanità. Il risultato fu allarmante: in un raggio di due chilometri dal camino del forno inceneritore, la frequenza dei sarcomi era 24,8 volte quella registrata nel resto della città. In quel forno l’Enichem bruciava grandi quantità di rifiuti pericolosi. Legambiente invierà una specifica richiesta al Ministero dell’Ambiente affinché vengano estese nelle zone circostanti il petrolchimico le analisi dei terreni e degli alimenti. Va ricordato infatti che l’assunzione di diossina e PCB avviene per oltre il 90 percento per via alimentare. |
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