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Ridurre i consumi di petrolio conviene
La scelta solare, proposte per un'energia sostenibile

Conflitti, prezzo del petrolio alle stelle, black out ed effetti devastanti su ambiente e società: l’attuale sistema economico globale, fondato sull’impiego dei combustibili fossili, sta offrendo le prove più evidenti di una crisi strutturale. Ridurre i consumi e i fabbisogni termici ed elettrici del nostro Paese almeno del 20%, sviluppare le fonti energetiche rinnovabili sino a coprire il 25% dell’elettricità prodotta e raddoppiare il ruolo rispetto al fabbisogno energetico, aumentare l’efficienza e la sicurezza della rete nella prospettiva di una generazione diffusa. Sono queste le priorità di una politica energetica italiana sostenibile.

Le proposte di Legambiente per un modello energetico pulito, moderno e sicuro sono state esposte a Roma in occasione di "La scelta solare", un incontro per presentare, insieme agli autori Hermann Scheer e Federico Bufera, "II solare e l’economia globale" e "Dalla caverna alla casa ecologica", due libri che descrivono i percorsi verso un futuro libero dalle catene dell’energia fossile. Come ridurre la dipendenza dal greggio è la domanda alla quale hanno risposto i partecipanti al convegno, concordi nel ritenere che le strade da percorrere sono tutt’altro che futuribili.

Senza aspettare che il prezzo del greggio schizzi a 100 dollari al barile, l’alternativa al petrolio è già praticabile ora. Ne è convinto Hermann Scheer, che spiega come non ci sia nessun gap tecnologico da colmare, ma solo l’opposizione di chi controlla oggi l’energia da superare. E l’autore punta il dito sui fattori di resistenza al cambiamento di forze che hanno poca voglia di rinunciare al proprio potere e che paiono cieche di fronte all’evidenza dei benefici che l’economia globale apporterebbe. Mentre Federico Bufera spiega come sia possibile dare concretezza all’idea di sviluppo sostenibile ripensando l’energia per la città, a partire della sua progettazione e da quella delle abitazioni. "Case ecologiche" che si potrebbero costruire anche subito, perché le tecnologie per cominciare ci sono già.

Per tornare al quadro italiano occorre ridurre i consumi e migliorare l’efficienza energetica nei trasporti, nell’industria e nel settore residenziale, in altre parole diminuire il contenuto di energia per unità di Pil e, insieme, incentivare le fonti energetiche alternative al petrolio, al carbone e al nucleare. Il consumo di fonti energetiche primarie, in Italia, nel 2002 è stato pari a 187,6 Mtep, di cui oltre 1’87% di origine fossile, mentre il contributo delle fonti rinnovabili stenta a seguire il passo della crescita dei consumi, restando attorno a 12,4 Mtep, pari al 6,6% del fabbisogno energetico complessivo. Considerando la produzione netta di energia elettrica, le rinnovabili sono al 19,4%, ma con un abnorme contributo di "vecchi" impianti, come il grande idroelettrico e il geotermico, che ne rappresentano il 97,3%. L’intensità energetica, antico vanto nazionale, è stabile da ormai un decennio e presenta livelli ormai ben inferiori a Paesi molto più svantaggiati sotto il profilo climatico come l’Austria o la Germania. Il tema dell’energia sottende un profondo intreccio di problemi globali e questioni locali legate alle scelte di sviluppo, di modelli industriali e conseguenze ambientali, di instabilità e di conflitti per il controllo delle risorse petrolifere e dei prezzi dei combustibili.

Intanto, il terzo rapporto sul clima dell’Ipcc, l’organizzazione promossa dalle Nazioni Unite e dall’organizzazione meteorologica mondiale, stima che entro il 2100 vi sarà un aumento della temperatura media terrestre compreso tra 1,4 e 5,8 gradi. Un processo di riscaldamento globale, provocato soprattutto dai consumi crescenti di petrolio e di altre fonti fossili, che non è più soltanto una minaccia, ma sta già producendo alluvioni e uragani con una forza e una cadenza senza precedenti e sta determinando modifiche sempre più consistenti negli ecosistemi e nei territori. Ai problemi attuali e alle conseguenze dello scenario in corso è quindi urgente trovare risposta. Occorre promuovere un modello alternativo, capace di disegnare una prospettiva di sviluppo delle fonti rinnovabili e di riduzione dei consumi, di rilanciare innovazione e ricerca per farci uscire dall’economia del petrolio e costruire un futuro di pace.

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