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Ogm: la coesistenza è impossibile
Troppo alto il rischio di contaminazione delle piante

È una coesistenza impossibile quella tra colture ogm, tradizionali e biologiche: permettere le coltivazioni transgeniche significa negare la libertà di milioni di persone.

"Il rischio maggiore legato alla coltivazione in campo aperto di ogm - ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - è l’inquinamento genetico delle piante non modificate. Caratteri di un ogm possono infatti essere trasmessi ad un organismo non modificato sulla base dei meccanismi naturali assolutamente imprevedibili e ingovernabili, grazie al trasferimento di polline per mezzo del vento o di insetti".

Prove ne ha date anche la rivista scientifica americana Nature riportando uno studio di J. Bergelson secondo il quale le piante ingegnerizzate hanno una probabilità di trasmissione orizzontale (da pianta a pianta e non per via riproduttiva) del gene inserito alle specie affini 20 volte maggiore rispetto alle piante che hanno acquisito il gene mediante un semplice incrocio. Inoltre, una volta che il gene si è trasferito orizzontalmente come descritto, è altissimo il rischio che la pianta si riproduca trasmettendo il carattere acquisito alla progenie (trasferimento verticale).

"Sulla base di queste osservazioni - ha aggiunto Ferrante - è possibile che geni per la resistenza agli erbicidi vengano trasmessi anche a piante infestanti, come dimostrato da altri due recenti studi condotti separatamente dall’Università di Chicago e da ricercatori olandesi".

In Australia questo rischio si è già concretizzato con l’evoluzione di "super-erbacce transgeniche", difficilissime da eradicare. Negli Stati Uniti si è addirittura dovuti ricorrere alla sostituzione di un erbicida per il fatto che le erbe infestanti avevano sviluppato una forte resistenza nei suoi confronti.

"Il rischio di trasmissione - ha concluso Ferrante - è troppo grosso perché non soggetto a nessun tipo di controllo e soprattutto, una volta iniziato, l’inquinamento genetico è irreversibile, tanto da non consentire la libertà di scelta del coltivatore che vuol produrre in maniera convenzionale o biologica".

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