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Delega ambientale: troppi
segreti La riforma della normativa ambientale, la riscrittura delle norme sulle acque, sui rifiuti, sui parchi, sul danno ambientale, sulla valutazione di impatto ambientale, sulla difesa del suolo, sulle emissioni in atmosfera, sembra essere diventato un fatto privato di pochi. A sette mesi dall’approvazione delle legge delega ambientale, a sei mesi dalla nomina dei cosiddetti 24 saggi, ad oggi praticamente nessuno ha visto i testi di riforma predisposti. Non li hanno visti neppure i cosiddetti saggi che, tranne i cinque coordinatori, ad oggi sono stati sentiti solo sulle linee generali di riforma e sono stati riuniti pochissime volte; la segreteria tecnica di supporto ai saggi lavora per ambiti separati, i Direttori Generali del Ministero dell’Ambiente sono stati esclusi da ogni coinvolgimento nella redazione dei nuovi testi, le Camere hanno ricevuto informazioni generiche e formali, le consultazioni con le Associazioni Ambientaliste (obbligatorie per disposizione della stessa legge delega) di fatto non esistono. È clamoroso che un intervento così radicale della normativa ambientale avvenga in questo modo. Il fatto è ancor più grave se si considera che i testi su varie materie esistono e non vengono trasmessi ai soggetti titolati ad esprimere parere. Troppi segreti per questioni che invece sarebbe opportuno si dibattessero con trasparenza, con un confronto aperto come devono essere trattate le questioni che riguardano le cose pubbliche in genere e, nello specifico, temi che coinvolgono la qualità della vita dei cittadini oltre che i beni ambientali e naturali del Paese. Solo lo scorso 22 luglio le Associazioni ambientaliste sono state convocate dal Ministero dell’Ambiente per l’awio delle consultazioni previste ed obbligatorie. Dopo sette mesi le associazione si aspettavano di vedersi consegnate bozze di testi su cui esprimere parere. Invece il Ministero voleva avviare un confronto su linee generiche che null’altro facevano se non riproporre i temi espressi dalle legge delega. Di fatto dunque non c’è stata alcuna consultazione e le Associazioni hanno chiesto con forza di essere riconvocate avendo prima a disposizione i testi in bozza. La reazione del Ministero è stato clamorosa, negando la possibilità di fornire le bozze dei testi prima che queste fossero approvate dal Consiglio dei Ministri, cioè a giochi fatti. In questi giorni, dopo numerose consultazioni, 25 Associazioni Ambientaliste, compresa Legambiente, hanno deciso di rivolgersi direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiente e alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato per garantire che la consultazione sulla riforma della normativa ambientale sia fatta nei termini di legge. Se così non fosse le Associazioni si riservano di impugnare i decreti che verranno emanati. La legge delega infatti prevede che le consultazioni devono avvenire "al fine della predisposizione dei decreti legislativi". La finalità della norma è chiara e non è rimessa ad un’interpretazione discrezionale del Ministero dell’Ambiente: le consultazioni sono fatte allo scopo di "predisporre" i testi, non di osservarli o commentarli dopo che questi hanno già avuto l’approvazione del Governo. Va ricordato che numerose Associazioni avevano chiesto al Ministro Matteoli sin dal 30 dicembre 2004, cioè subito dopo l’approvazione della legge delega, di discutere e concordare i termini in cui era opportuno svolgere le consultazioni perché queste non fossero solo un fatto formale. Ovviamente non si chiede e non si chiedeva un percorso codecisionale sui decreti legislativi, ma semplicemente un percorso che mettesse le Associazione nell’effettiva condizione di fornire il proprio parere che poi poteva essere legittimamente accolto o meno dal Ministero. A quella richiesta non c’è stata alcuna risposta e oggi, purtroppo, le consultazioni si vorrebbe fossero solo di facciata, cioè meno ancora che formali. Inoltre le Associazioni ambientaliste sanno che ben alto atteggiamento
è stato tenuto dal Ministero dell’Ambiente nei confronti di altri
soggetti, in particolare imprenditoriali, che ormai da mesi hanno avuto
l’opportunità di un confronto avvenuto per iniziativa del Ministero
stesso. Un atteggiamento eloquente di come si intende interpretare la funzione
di tutela a cui il Ministero è preposto e di come i soggetti che
maggiormente condividono le finalità istituzionali del Ministero
dell’Ambiente sono oggi considerati addirittura come antagonisti se non
addirittura come avversari. |
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