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Rifiuti pericolosi: Giro d'Italia
La ragnatela criminale avvolge tutto lo stivale

L’ennesima vasta operazione dei carabinieri contro il traffico di rifiuti pericolosi nel nostro Paese è ancora una volta la conferma che siamo di fronte ad un fenomeno non più circoscrivibile ad alcune regioni ma ad una ragnatela criminale che avvolge tutto lo stivale. Anche il nome scelto dai carabinieri per questa operazione, "Giro d’Italia: ultima tappa Viterbo" mette in evidenza un altro dato preoccupante oltre a quello della vastità del fenomeno, ovvero il coinvolgimento sempre più evidente di province come quella di Viterbo che in passato non facevano parte del network criminale.

Il Lazio è un esempio emblematico: Viterbo infatti con questa operazione va ad aggiungersi ad un’altra provincia prima immune, quella di Rieti che già dall’estate scorsa è stata oggetto d’indagini.

"I numeri parlano chiaro, 250.000 tonnellate di rifiuti gestiti, ossia pari a 10.000 tir, e un giro di 2,5 milioni di euro - ha dichiarato Nunzio Cirino Groccia, coordinatore Nazionale dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente - testimoniano ancora una volta l’ampiezza e la vastità che il traffico illecito di rifiuti ha raggiunto nel nostro Paese. Sebbene la repressione continui a dare i suoi frutti grazie all’applicazione dell’art.53 bis del Decreto Ronchi, occorre immediatamente alzare la soglia dei controlli da parte degli organi amministrativi in maniera tale da ridurre sempre di più lo spazio di manovra fra i trafficanti".

Da quando è stato applicato l’art.53 bis del Decreto Ronchi nel Febbraio 2002, norma che punisce l’organizzazione del traffico illecito di rifiuti e che permette finalmente di arrestare i trafficanti, sono finite in manette 212 persone e ne sono state denunciate 712 per un totale di 207 aziende coinvolte. Ventitre invece le procure impegnate in tutta Italia da Mondovì a Cuneo passando per Venezia, Forlì e poi Firenze, Rieti, Trapani, Palermo: un giro lunghissimo lungo tutto lo stivale che coinvolge ben 18 regioni risparmiando ormai solo Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.

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