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"Bandiera Nera"
di Goletta al Parco del Delta del Po La qualità delle aree turistiche dipende in gran parte dalla difesa del paesaggio e dell’ambiente. Nel caso del Delta del Po è necessario valorizzare il patrimonio naturalistico, porre fine alla cementificazione delle coste, sviluppare iniziative di riconversione delle seconde case. Nei tre comuni costieri del Parco del Delta del Po continua invece la corsa alla speculazione edilizia con la sostanziale acquiescenza degli organi del Parco del quale fanno parte le Province di Ferrara e Ravenna e i comuni rivieraschi di Cervia, Ravenna e Comacchio. Lungo la fascia costiera, secondo i dati ufficiali degli osservatori provinciali sull’attività edilizia si concentrano oltre 60.000 seconde case. Sulla costa del Delta ci sono 958 abitazioni non occupate stabilmente ogni km lineare di costa (574 per ogni km di costa ravennate, 1.116 per ogni km nel comune di Cervia e Milano Marittima, 1.426 nei 7 lidi di Comacchio). Il Parco, invece di pensare a come bloccare lo scempio ha raggiunto recentemente un accordo per la costruzione di un Villaggio Turistico (ribattezzato adesso "campeggio") che prevede l’urbanizzazione di quasi 40 ettari di terreno, tuttora a destinazione agricola. La localizzazione prevista, che raddoppierebbe le aree fabbricabili previste nel PRG vigente, investe l’unico varco a mare rimasto libero compreso nel Parco, del quale da anni si attende l’approvazione e che invece - evidentemente - si pensa di modificare per rendere possibile una variante urbanistica e una colata di cemento. Sarebbe necessario tutelare il patrimonio naturale, assecondare i tentativi degli operatori turistici locali di conservare le condizioni necessarie per garantire un futuro al turismo, smettere di costruire (secondo le indicazioni del Piano Regionale di Gestione Integrata della Costa), avviare un processo di conversione delle seconde case facendone dei veri e propri "alberghi diffusi orizzontali" come è accaduto con successo altrove, offrendo possibilità di reddito e occupazione. Una occupazione ai giovani e un reddito a chi ha comprato casa pensando di fare un affare e oggi si ritrova spesso un misero introito a fronte di alti costi di gestione per la manutenzione e le tasse. Il Parco, forse perché incapace di darsi coraggio, ha preferito invece assecondare in compagnia del Comune di Comacchio e della Provincia di Ferrara l’azione che rischia di concludersi con un nuovo grande scempio del patrimonio naturalistico del Delta. |
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