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Riunito a Pirano (Slo) il Forum Alternativo per l'Adriatico
Gli ambientalisti Italiani, Sloveni e Croati per salvare il "Piccolo Grande Mare"

In corrispondenza con il Forum dei governi dell’Adriatico si è riunito a Pirano (Slovenia) il Forum Alternativo Internazionale dell’Adriatico. La riunione si è conclusa con un documento già consegnato alle Regioni e agli stati dell’Euroregione Adriatica che chiede l’istituzione della "Zona sensibile di Protezione speciale" per il "Piccolo Grande Mare", minacciato da inquinamento, petroliere, traffico di sostanze chimiche, insediamenti industriali costieri, cementificazione delle coste e privo di un sistema di emergenza per affrontare eventuali incidenti in mare. Erano presenti al Forum Alternativo ambientalisti italiani, sloveni e croati (Legambiente Nazionale e le direzioni regionali di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche; Marevivo, Zelena Istra, Zveza Ecoloskih, Gibanj Slovenije), il Forum Cerniera, i Verdi FVG, molti parlamentari ed enti locali italiani e sloveni (e numerose associazioni di cittadini e categorie economiche).

A differenza del Forum dei Governi che rischia di tradursi in pura "chiacchera" senza alcun risultato concreto, il Forum Alternativo chiede - da subito - un esame transnazionale dei nuovi progetti proposti per evitare che in attesa della zona sensibile si facciano altri guai.

Il documento approvato al termine dei lavori - e consegnato ai rappresentanti dei governi nazionali e regionali dell’Adriatico elenca i vari problemi presenti nel bacino Adriatico e i progetti di infrastrutture in itinere (l’Alto Adriatico è interessato dalla Rete di Trasporto Transeuropea con il progetto di Corridoio Mediterraneo n. 6 - Trieste/Tartus e con il progetto prioritario europeo di Autostrada del mare del sud Europa previsto per il 2020).

Le acque italiane del golfo di Trieste sono interessate da due impianti di rigassificazione in fase di autorizzazione, di cui uno offshore, della capacità di 8 miliardi di metricubi ciascuno, a cui si aggiunge l’ipotesi di impianto in acque croate di un ulteriore terminal di rigassificazione e il progetto di un nuovo oleodotto da Costanza, Mar Nero, a Trieste via Pancevo e Omisalj. Ciò si va ad aggiungere al carico del traffico marino, spesso fatto con naviglio obsoleto e pericoloso e con carichi tossico/nocivi, agli impianti chimici, alle centrali elettriche e alle distillerie.

Le richieste avanzate alle regioni e agli stati del l’Euro regione Adriatica comprendono:

  • L’impegno a portare a termine la procedura prevista dalla Convenzione MARPOL 73/78 per la definizione dell’Alto Adriatico come "Zona sensibile di protezione speciale";
  • L’impegno ad avviare delle procedure partecipate per la definizione delle strategie e dei limiti di sostenibilità del modello di sviluppo dei seguenti settori: energia, trasporti, turismo e pesca;
  • L’impegno a sottoporre a valutazione ambientale ai sensi della Convenzione di Espoo le strategie, le politiche attuative ed i singoli progetti, nonché l’impegno a creare commissioni congiunte transfrontaliere per le valutazioni degli impatti ambientali;
  • L’impegno a una moratoria dei processi di verifica e di autorizzazione dei progetti relativi a opere di iniziativa privata, quali i terminali di rigassificazione, fino alla verifica delle strategie e delle politiche attuative.

Il Forum Alternativo ha chiesto anche la partecipazione degli stakeholder (esclusi dalla riunione di Portorose organizzata dall’UNEP) anche per evitare - come è avvenuto negli ultimi appuntamenti - modifiche preoccupanti alle posizioni espresse da alcuni governi a seconda della tipologia degli interlocutori.

Per maggiori informazioni sul protocollo di Pirano e sul network internazionale AdriaticGreeNet (di cui fanno parte ZEG della Slovenia, Zelena Istra della Croazia e Legambiente FVG) è possibile contattare Legambiente Friuli Venezia Giulia.

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