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Porti turistici il business
continua, sequestri a Ischia Cemento sulle coste per nuovi approdi turistici. Continua la corsa alla costruzione di porti lungo le coste del Bel Paese in nome dello sviluppo del turismo con il rischio sempre più concreto di distruggere irreparabilmente interi tratti di costa. "La cementificazione delle coste fatta in nome delle esigenze della portualità turistica - ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente - è spesso gestita dalle lobbies del mattone, senza coinvolgimenti significativi del mondo della nautica e del popolo del mare. Sempre più spesso si scopre che dietro e accanto alla costruzione di un porto turistico si celano in realtà le solite logiche speculative del cemento per seconde case, negozi, alberghi, metri cubi commerciali". Sull'isola di Ischia è stato scoperto un sistema illecito di gestione dei pontili e degli approdi in due comuni il porto di Sant'Angelo e la Marina di Capitello a Lacco Ameno. Lo scorso anno in provincia di Messina il piano di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile ha previsto ben otto porti turistici nel tratto di costa tra Santo Stefano e Tindari, esteso appena 30 Km e intanto alcuni porti in costruzione e mai completati come quelli di Capo d'Orlando e S. Agata Militello nei Nebrodi, o quello di Giardini Naxos sulla costa jonica continuano a produrre enormi danni alle vicine spiagge dal momento che bloccano il naturale trasporto dei detriti lungo la linea di costa. "Troppo spesso - ha aggiunto Sebastiano Venneri - i progetti di sviluppo portuale vengono portati avanti in modo scriteriato e senza analisi del territorio e vanno a sommarsi al già grave fenomeno dell'abusivismo edilizio". Emblematico l'esempio di Ischia dove le tragedie del passato, come quella della frana dello scorso anno, non sembrano aver insegnato nulla. Dall'inizio del 2007 ad oggi tra Procida e Ischia le forze dell'ordine hanno messo sotto sequestro più di 100 cantieri. "È necessario - ha concluso Venneri - avviare al più presto una politica di gestione integrata della fascia costiera perché con i mutamenti climatici in atto il fenomeno dell'erosione registra una fase di grave accentuazione e gli interventi fin qui fatti per arginare e contenere l'arretramento o per restituire alla costa l'originale profilo sono spesso in piena contraddizione con la programmazione di sviluppo urbanistico e diportistico previsto dalle regioni. Altrettanto importante poi è realizzare un serio monitoraggio delle infrastrutture già esistenti perché siamo certi che molti posti barca possono essere ricavati sfruttando meglio le infrastrutture che esistono senza bisogno di costruirne di nuove". |
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