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Porto
Tolle: lettera a Napolitano contro la legge "Pro Carbone"
Il tentativo del Governo di inserire nell'articolo 35 della Finanziaria una norma che favorisce lo smantellamento di centrali alimentate ad olio per trasformarle a carbone è un perfetto esempio di legge "ad aziendam". Con questa, non solo si ignora la sentenza del Consiglio di Stato sulla valutazione di impatto ambientale, ma si decide deliberatamente di ignorare - per fare l'interesse dell'ENEL - l'impatto ambientale e sanitario di una centrale a carbone nel cuore di una delle aree, il Delta del Po, più fragili e a rischio del Paese. La norma cerca di cancellare la sentenza del Consiglio di Stato e la disposizione di confrontare il progetto a carbone con scenari alternativi, quale l'utilizzo del gas naturale o l'alternativa "zero", non costruire nulla. Si tratta di un vero e proprio "obbrobrio giuridico" in quanto tale confronto costituisce uno dei contenuti necessari e obbligatori della procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale prevista dalle norme europee e confermata dalla Corte di Giustizia europea. La conversione a carbone della centrale di Porto Tolle comporterebbe l'emissione di oltre 10 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica (CO2), il principale responsabile del riscaldamento globale; nonché la movimentazione, in un parco naturale già fragilissimo, di 5 milioni di tonnellate di carbone all'anno e di un altro milione di tonnellate tra calcare, gessi e ceneri. Tutto questo per salvare meno di 200 posti di lavoro che potrebbero essere assorbiti da un equivalente impianto a gas naturale, ipotesi più razionale visto che accanto al sito della centrale è stato costruito il più importante terminale gasifero off-shore. I rischi posti dalla conversione a carbone sono quindi evidenti, senza contare che il carbone è tra i fattori che ritardano il lancio, in Italia, di una seria politica di investimenti sulle rinnovabili e l'efficienza che secondo numerose stime (nazionali, internazionali e sindacali) porterebbe nel nostro Paese migliaia di posti di lavoro in più di quelli che si guadagnerebbero con questi pericolosi progetti di riconversione. |
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